Ankara- Le rovine romane e il tempio di Augusto

‘E sempre bello andare a Ulus, il quartiere creato da Ataturk quando ha deciso di costruire Ankara. Oggi poi sono con Anne che mi ha promesso di farmi vedere il tempio di Augusto e le rovine romane. Da sola non sono riuscita a trovarle. Prima però compriamo i biglietti per l’opera. Dopo che ho tenuto Mattei e Paul e le ho permesso di andare con Sava all’ambasciata di Polonia per un concerto, ha chiesto una nuova autorizzazione al governo rumeno (che nel frattempo è anche caduto) per poter far dormire un piccolo straniero nell’ambasciata rumena. Vedremo. 

Dopo le rovine romane, che ricordano i quadri neoclassici, e le nostre comparazioni linguistiche (latino, rumeno, italiano in francese) andiamo a visitare la più antica moschea di Ankara. Anne l’ha già vista e mi fa entrare sola. A differenza di Istanbul nessuno mi chiede di velarmi, l’entrata è separata per le donne e per gli uomini ma non è divisa tra fedeli e infedeli. La parte delle donne è sotto, quella degli uomini sopra. Non ci si vede neanche. Mi tolgo le scarpe davanti alla guardia (paura dei curdi e di altre minoranze credo) e scendo. Sono l’unica non velata sopra i sei anni. Ci sono anche i bambini, maschi e femmine, che corrono ridendo, senza alzare la voce però. Donne sole o a crocchi leggono il corano, pregano, discutono, fanno la maglia. Nessuna di loro però mi giudica, lo si vede da come mi guardano. La sala è decorata in oro e galligrafata. Un grosso quadrato nero indica dov’è la mecca. Mi inginocchio sui tappeti azzurri a fiori rosa. Rimango in ascolto per un minuto. Esco. Andiamo, io e Anne, a curiosare tra le bancarelle che circondano la moschea, poco distante dal giardino con fiorellini e fontane dove alcune donne attorniano un vecchio dal turbante e dalla barba bianca.

Se solo fossi velata mi comprerei tutto, ma così, svestita mi vergogno. Vendono le bussole per la Mecca, i mini corani tascabili, i sotto-veli per non dover starsi sempre ad aggiustare il velo: sono cuffiette di vari colori, anche in formato “moda italiana” per la donna elegante. La maggior parte delle avventrici cerca dei veli di garza per l’estate che sta arrivando. Poi ci sono anche tutta una serie di gagget come copri polpacci, copri polsi eccetera che ritraggono sulla busta una fanciulla che gira su se stessa, con tutti i veli che si alzano e lei non fa vedere neanche un cm di carne, escluso il viso sorridente e truccato, ben inteso. C’è anche un libricino con tutta la vita di Mevlana da far colorare ai bambini! Anne si preoccupa di questo mio entusiasmo e inizia a farmi qualche domanda. Come spiegargli che la mia è una passione verso la religione in quanto espressione artistica più che come attività trascendentale. Le propongo di andare al mercato di Ulus dove i pescivendoli mi fregano sempre ma col sorriso, offrendomi anche il té.

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