Ankara-terzo giorno- False indicazioni su internet.

Sotto la moschea Kocatepe c’è un centro commerciale, al secondo piano c’è un piccolo parco giochi con tanto di palline e ottovolanti per bambini. Ogni gioco una lira e mezza, le palline sette lire e mezzo. Michele fa amicizia con una bambina, Semel. Poi Semel va via, lui deve fare la pipì.

La giornata era iniziata con la ricerca di una biblioteca o libreria per bambini, Neverland cocuk kitabevi, trovata su un sito internet in inglese, mymeharba. Abbiamo preso un taksì per essere sicuri. Il tassista, che si è guardato bene di dirci che non sapeva dove era la via,  ci ha lasciato in un posto x. Dopo aver vagato un po’, ho chiesto indicazioni: in Inglese mi scansavano come se fossi stata una professoressa travestita che volesse vedere se sapevano la lezione, ho provato in italiano, almeno si fermavano e poi mi davano le indicazioni in turco ma parlando più forte, come fa mia nonna quando qualcuno non parla la sua lingua. Un signore con cocuk invece mi ha aiuta in inglese, troviamo l’indirizzo che avevo trascritto dalle pagine gialle ma della biblioteca nemmeno l’ombra.  Senza asilo e senza biblioteca sono nel pallone, non ho nenche una lavatrice dove metterlo, Michele intendo, e neanche le sue robe pisciate di ieri (non sapeva che con il freddo la vescica si restringe).

Non contento si è messo anche a fare i capricci per le patatine. Paonazzo dal freddo, con un terribile libro di cars in turco in mano si è addormentato in un taksì. Non abbiamo neppure pranzato. Né un peperone né una polpetta di pecora. Ora siamo in albergo. Lui dorme e io?

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Ankara- secondo giorno- Alla ricerca dell’asilo

Destinazione Yukari-Ayranci, dovrebbe esserci un asilo privato che ho scovato su internet. Iniziamo a camminare nella neve. Non so perché pensavo che Ankara fosse piatta, non è vero, è piena di salite ghiacciate. A metà strada abbandono la ricerca: non è possibile portare un bambino così distante, con le strade così ridotte. A mezzogiorno il traffico si congestiona. Riusciamo a ritrovare i nostri cigni a Kugulu parki. Vicino ci sono anche degli scivoli, più ripidi di quelli a cui siamo abituati e Michele ha paura, due cocuk cercano di aiutarlo, alla fine optano per un altro scivolo e scendono insieme facendo un trenino. Fa freddo, dopo poco i bimbi vanno via e anche noi torniamo in albergo.

E vivere con un bambino in un albergo desin è difficile.

Ankara- kugulu park

Il laghetto ghiacciato ospita due cigni bianchi e due cigni neri, oltre a numerose papere e oche dalle folte piume beige.

Sono divisi per colore e ogni gruppo si fa i fatti loro, vengono ingozzati con insalata e pezzi ciambelle di sesamo che si comprano a 60 centesimi l’una al chioschetto. Le ciambelle di sesamo, simit, sono vendute ai bordi della strada, su carretti o da signori che li portano sulla testa: hanno un cerchio di stoffa, sopra un asse di legno e ben disposte decine di ciambelle di sesamo coperte da uno straccio. Qui tutti fanno qualcosa, chi porta il chai (té forte che si beve in piccoli bicchieri) su vassoi che sembrano gabbie per uccelli ricoperte di celofane, chi lustra le scarpe, chi raccogli la differenziata, o meglio differenzia la spazzatura e la porta in giro su sacchi più grandi di un uomo, con le ruote. C’è anche chi vende big-bubble, fazzoletti, chi spacca il ghiaccio o vende mais bollito. Sembra che tutti facciano qualcosa o guardino qualcuno che fa qualcosa. Le strade sono piene di macchine e taskì che basta guardare per farli fermare. Il traffico è anarchico, i marciapiedi pericolosi per le buche e il ghiaccio, i semafori inutili, anche se non si vedono persone cadere o incidenti stradali. Chi è in macchina suona, chi è a piedi si lancia in mezzo alla strada. Michele mi da sempre la mano. Non resiste però alla tentazione di far volare via i piccioni al parco, una nuvola grigia si alza in volo e lui viene scridato in turco da un signore che gli stava dando da mangiare. Qui i piccioni sono amati, anche puliti sembra. Più in là due signore stanno elargendo molliche ad altri pennuti, un cocuk turco lancia di nascosto un pezzo di ghiaccio tra loro, la nuvola grigia si alza facendo spaventare le signore.

Il mio viaggio comincia con una attesa.

Michele al Cristoforo ColomboNonostante l’aereo per Istanbul parta alle 13.35 mio padre ci sveglia alle sette e mezza del mattino, per fare le cose con calma. Fatto sta che alle 10 e qualcosa siamo in aeroporto, e l’aereo è già segnato in ritardo, bisogna però aspettare l’orario di apertura del check-in per annullarlo. Tempesta di neve su Istanbul, dicono. Fatto stà che dirottano un aereo da Pristina, carico a metà di passeggeri, a Genova, lì lo finiscono di riempire alle ore 19.30 e per le 23.30 siamo finalmente a destinazione. Michele è stato bravo, ha giocato con un bambino tedesco, poi con una peste trapanese e infine con una comitiva di ragazzine turche che se lo passavano come un bambolotto. Solo dopo la cena sulla turkish airlines si è addormentato. E a continuato a dormire anche una volta arrivati in aeroporto e dai voli internazionali bisognava passare ai voli domestic: ho corso con lo zaino in spalla, Michele in braccio, lasciandolo agli agenti della dogana per vidimare il passaporto e alla signorina della turkish che doveva farmi il check-in per Ankara. Sento che urlano “cocuk – cocuk” e telefonare, un ragazzo prende Michele-bello addormentato- dalle mani della collega e inizia a correre, io dietro, fino al gate per Ankara, lì una hostes si mette il cappotto e ci scorta, me e Michele, fino all’aereo. Per la seconda volta nella giornata io e Michele siamo in posti separati, mentre la prima volta le hostess parlavano solo albanese e turco e un incapibile inglese (almeno per me), e ci siamo messi vicino da soli, la seconda volta l’hostess turca ha interloquito per noi e un ragazzo cortese si è alzato. Poi ci ha anche portato lo zaino, perché il cocuk continuava a dormire anche arrivati ad Ankara. alle 2 di notte scopriamo che le valige sono rimaste a Istanbul e Michele si sveglia e piange, Enrico appena arriva si incazza con tutti i turchi in generale. Finalmente alle 3 di notte siamo a letto, tutti troppo stanchi per dormire.