Ankara- La casa di Ankara

Abbiamo trovato casa.

Dopo una settimana di albergo la mia sopportazione era giunta al limite. Michele saltava nell’otto- poltrona desin della hall. Cantava la Pimpa a scuarcia gola nei ristoranti dove pranzavamo e cenavamo. I meno 16 gradi ci costringevano a stare in una camera di albergo che, pur grande, era sempre una stanzetta occupata per la maggior parte da un letto e da un frigo bar e un armadietto pieno di schifezze a prezzi maggiorati. Al mattino a colazione i uomini d’affari si mangiavano le loro uova strapazzate con Michele che faceva il simpatico tra i tavoli, dalla faccia era quello che desideravano prima di andare in ufficio.

Sorpresa: la casa è grande, luminosa e abbiamo una famiglia di gazze che abitano nell’albero di fronte a noi, si chiamano Gigi e Lulù. Abbiamo anche due verande grandi di cui una riscaldata con un materasso dimenticato su cui Michele salta.

Ogni cosa qui è leopardata, secondo un gusto neocolonial kisch che ci farà chiedere una casa non arredata a Istanbul.

Ma la Madam è stata molto carina a procurarci ogni cosa, compreso un ombrello leopardato. unico neo: la lavatrice non funziona, dobbiamo aspettare l’idraulico che verrà tra quattro giorni e le valigie piene di roba sporca.

La Madam si offre di farci la lavatrice.

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