Ankara- Vicinato

Il verduraio sotto casa o ha i prezzi più alti di tutta Ankara o mi inganna perché non riesco a chiedere quanto costa.

Andiamo tutti dal parrucchiere, ce ne sono quattro solo all’inizio di cevre.

Poi ci dono due negozietti che vendono alcolici, una grossa signora che fa la pasta fresca e una paninoteca che porta i panini a domicilio tramite ragazzetti che non avranno quindici anni.

In cartoleria ho conosciuto una vicina, ha un bambino dell’età di Michele e una bambina più grande, Kaya e Lara. Ci ha invitato a casa sua domani alle 14.30. La mamma si chiama Ozlem e parla un poco di italiano. Vuole fare conversazione. Sono fortunata.

Il negozio dove facciamo le foto per prolungare il visto è un bugigattolo pieno di persone che sembra non facciano nulla se non prendersi un poco di caldo. il negozio è pieno di roba, dai quaderni a vecchi libri ingialliti, giocattoli e penne. In un angolo troneggia un pc dallo schermo piatto. Il cartolaio mette Michele su una sedia da computer, dietro attacca un foglio bianco con un fil di ferro a una scatola per le penne. Dopo dieci tentativi è soddisfatto della foto e la ritocca al computer per pulire lo sfondo, scontorna l’immagine di Michele squadrandone la testa. Poi tocca a me e a Enrico. Aspettiamo nel negozio affianco, una pastasi (pasticceria)  con un fornello dove ci fanno bollire dell’acqua per il cay o il nescaffé.

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