Anakara- pasqua ortodossa

PERSONAGGI:

Anne, Sava, La mamma di Sava, Mattei e Paul, Arianna, Enrico, Michele.

Al grido -Cristo è risorto- un altro risponde: -Si che è risorto!- Due uova dai colori sgargianti si cozzano e almeno una si rompe. Naturalmente sono sode e chi ha vinto la rottura dell’uovo può mangiarlo. L’altro, il perdente, deve continuare il gioco finché l’uovo non si rompe. Anne non è riuscita a rompere il suo uovo  e si è dovuta consolare con quello di Michele che, dopo avere inneggiato alla resurezione con Mattei, ha abbandonato il suo uovo. Non che Michele abbia detto proprio che Cristo è risorto, per lui il salvatore è un Tarzan patito e il canto degli iman un rumore fastidioso. In questo, devo dire, ha ereditato tutta la spiritualità di suo padre.

Il giardino dell’ambasciata rumena è decorato con piccole uova colorate che pendono dagli alberi e festoni. Su un bel tavolo con le tovaglie colorate ci sono involtini di foglie di vite e di foglie di cavolo, crema di melanzane al forno, formaggi rumeni e turchi, agnello al forno e alla brace. In realtà la brace tarda ad arrivare perché Sava non riesce ad accendere il fuoco (colpa dei giornali turchi, dice). Inizia a piovere e portiamo tutto sotto una tettoia dove c’è un lungo tavolo con dei tronchi come sedie.

La mamma di Sava è una signora bionda, musicologa che ha studiato pianoforte e composizione; passa agevolmente dall’inglese al francese. (Come siamo distanti dall’immagine volgare che i nostri mezzi di disinformazione di massa danno del popolo rumeno.) La Belle mere racconta di quando non c’era l’illuminazione nelle strade durante il periodo sovietico e i supermercati erano vuoti. Scherzando con Anne diciamo che Mattei è un esistenzialista e Anne si affretta a dire che spera di no perché gli esistenzialisti sono tutti comunisti. (Come è diverso il nostro passato politico.) Il vino rumeno è buono e corposo, diverso da quello turco ma ambedue scivolano allegramente nei nostri bicchieri. I bambini vanno a caccia di lumache e Mattei canta loro per farle uscire le antenne. A Michele piace il gioco e canta anche lui in “rumeno”.

‘E bello aver trovato dei buoni amici e ci promettiamo di festeggiare la pasqua ortodossa anche l’anno prossimo a Intanbul.

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