Cappadokia -lunedì

Oggi è il giorno della festa dei bambini e dalla piazza principale di Urgup si sente la musica registrata e le parole dell’autorità. Andiamo nel punto panoramico e, insieme ai ragazzini delle medie che fanno da spola tra la piazza e la rupe, guardiamo i festeggiamenti. In piazza ci sono tutti: capi militari e politici al gran completo che assistono alle performance che tutte le scuole presentano. Sono tante danze, tradizionali o meno, il cui argomento è uno solo: la bandiera Turca. Un enorme foto del padre della patria troneggia su tutto. All’inno anche i ragazzetti delle medie fuggiaschi cantano. Tra di noi scherziamo: se fossimo in Italia ci sarebbero almeno tre contro-manifestazioni.

Germano e Sergio vogliono andare a fare un giro nella profonda Cappadokia e risaliamo in macchina andando ancora più a sud. Dopo che Mustafa (la giuda di ieri) mi ha raccontato la storia delle casette di pietra il paesaggio acquista un altro significato: una decina di anni fa lo stato ha vietato ai paesani di vivere nelle grotte dove ancora abitavano e gli ha costruito delle casette, del tutto uguali alle case dei nostri terremotati, una decina per paesello, tutte vicine e squadrate, con pannelli solari, acqua ed elettricità. Ogni paesello è distante dagli altri. Donne infagottate, bambini che lavorano e polvere. Una povertà profonda che dalla macchina si vede di sfuggita ed è incredibile che il turismo non sia riuscita a scalfirla.

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