Bey Pazar e le carote

Una stradina circondata da case in stile ottomano restaurate. Tutti i piani inferiori sono adibiti a locande o negozi di vario genere. Vendono dall’origano ai giochi, alle zappe. Muge, la moglie di Orkun, collega turco di Enrico, non riesce a trattenersi e compra un pupazzo di Pepe (cartone animato turco) che suona il tamburo a Michele. Enrico la supera comprandogli un pupazzo di Pepe che è un finto cellulare e ogni volta che schiacci un pulsante gracchia la sigla del cartone. Ovunque vendono carote, c’è persino un’enorme carota alta tre  metri in mezzo all’aiuola di spartitraffico all’inizio del centro storico. Ogni tre banchetti c’è qualcuno che vende un succo di carota, fatto al momento e imbottigliato.

Prima di partire la pediatra mi aveva consigliato di lavare anche le forchette del ristorante con l’amuchina, ora Michele si beve il succo di carota fatto per la strada e accetta tutti i dolci che perfetti estranei gli mettono in mano. Non posso farci nulla. Nessuno mi chiede il permesso. Se un genitore dà un biscotto a suo figlio e Michele è lì vicino, subito ne dà uno anche a lui e se non lo ha lo divide. Chiedermi cosa penso non è contemplato. Qualche tempo fa ho visto, con mio orrore, una vecchia nonna infazzolettata che divideva a mani nude una mela per darne un po’ a suo nipote e un po’ a Michele. Pensare di dire a Michele di non accettare dolci dagli sconosciuti è improbabile. Vendono anche Baklavà alla carota e marmellate di carote.

Questo paesino è comodamente a due ore di distanza da Ankara, in mezzo a un nulla e, malignando, Franco ci dice che le carote hanno bisogno di un terreno povero per crescere e qui crescono magnificamente.

Usciamo dal castello dove un gruppo di Beypazaresi in costume tradizionale fa vedere i mestieri antichi. Se fuori le donne non fossero vestite allo stesso modo potrebbe essere un po’ pacchiano, invece risulta piacevole, escludendo Michele che fa il conservatore e non vuole mai cambiare stanza. Basta, abbandoniamo Beypazar alla ricerca di un fantomatico lago. Saliamo in macchina e andiamo come sempre dritti. I paesaggi hanno un che di Australia ma in miniatura. Arriviamo a un lago deserto, ci sono anche degli alberi, dentro l’acqua però.

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