Ankara- Hokey

Oggi è la grande giornata di Michele.

Qualche giorno fa è arrivata una lettera nella nostra casella indirizzata a Mikele Palmireo. Era un invito per il sesto torneo di Hokey su erba nell’sclusivo collegio: Bilim ozel okullari.

Mina dice che sarà tutto a pagamento per spennare i genitori, io e Anne non ci perdiamo d’animo e con Enrico e i bambini partiamo all’avventura.

Abbiamo preso la macchina in sei e due dei tre bambini erano senza seggiolino. Non si fa, è vero, ma cosa ci possiamo fare se qui abbiamo visto macchine con dieci persone, bambini nel bagagliaio e altre amenità che succedevano anche da noi prima che entrassimo in Comunità Europea. La regola è quella che i bambini non contano. 

Siamo arrivati, è come al solito tutto un fiorellino, la guardia ci accoglie sorridendo e anche il padre della patria ci sorride dal suo busto in cima alla scalinata.

Passiamo nei giardini. Sei castelli gonfiabili da luna park accolgono in bambini, poi cinque stend dove delle animatrici fanno trucca bimbi, disegni con le sabbie colorate e altro. Una staccionata contiene due pony con relativi ragazzini che fanno fare il giro ai bimbi in tenuta da cavallerizzi. Poi l’immancabile stend del mangal (carne alla brace) e cay (té turco). Ancora più sotto due campi da Hokey in miniatura con tanto di arbitro e commentatore sportivo ( uno per campo). Poi un giardino con i giochi, quelli che da noi non si vedono quasi più: piramidi di legno con altezze vertiginose, quadri svedesi ecc. Sotto, per attutire le cadute: erba.

La scuola ci fornisce la maglietta e il pranzo al sacco. Alle 12 e 45 inizia la nostra partita. Michele si stordisce sui castelli gonfiabili e devo andarlo a prendere di peso per portarlo in campo. Ogni tot i compressori si bloccano e i castelli si afflosciano su loro stessi, lentamente, dando il tempo ai bambini di scappare.

Il Petergek perde tutte e due le partite, Michele conferma la visione del gioco che mi aveva dato a casa: “Ad hokey si corre mamma” e per correre corre, il perché abbia una mazza in mano e ci sia una pallina gialla in campo credo gli sfugga. Finisce la partita e Michele va nuovamente a saltare sui castelli gonfiabili. Mattei invece piange, non voleva stare in porta.

Il compressore si blocca, il castello si affloscia con dodici bambini su uno scivolo che sprofondano, gli uni sopra gli altri e per liberarsi danno calci e pugni. A un bambino esce il sangue dal naso. Michele dice il suo solito “Che male, mamma” e cambia castello. Paul ha fatto la cacca e non vuole cambiarsi il pannolino. ‘E ora di tornare a casa.

Sinek Kadar Kocam Olsun Başımda Bulunsun

Oggi è l’anniversario mio e di Enrico e Franco, il collega a progetto di Enrico, ci tiene Michele. Ho comprato su mybiliet i biglietti per uno spettacolo in turco al teatro di Altindag.

In macchina case ridotte in macerie e zingari. La cittadella non è il loro unico luogo allora. Troviamo subito il teatro grazie al navigatore e posteggiamo nel parcheggio del teatro, dalla faccia felice che ha fatto il parcheggiatore credo che gli abbiamo dato più del necessario. In tacchi e abito di seta ci incamminiamo in questo strano quartiere alla ricerca di un bar dove prendere l’aperitivo. Enrico si dice perplesso sullo spettacolo che ha in copertina l’uomo ragno che abbraccia un albero di natale ed è sicuro che non troveremo mai un qualcosa di alcolico. Tamam, torniamo indietro.

La sala è bella, con dei tappeti alla parete. Ha un parco luci sproporzionato per la grandezza del palco (di media misura), ancora più amplificato dal fatto che le luci sono tutte al bianco o con delle gelatine ambrate e i numerosi cambi luce sono fatti con una batteria di led in seconda americana. Le video proiezioni sono piacevoli e organiche, la storia parla di donne turche. Sono monologhi spesso comici a volte drammatici. Le attrici sono brave e una in particolare è stupefacente. L’autrice è una giovane turca e credo che la piéce sia tratta da un suo romanzo. Alla fine Enrico non è entusiasta come me ma forse non porterà questa uscita come causa di divorzio. Torniamo a Cankaya, il nostro quartiere per stranieri, dove possiamo andare al New Castle ha berci una birra.

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