Ankara – Çay evi

Tavolini bassi rivestiti da foulard a scacchi, coperti da una lastra di vetro. Siamo tutti seduti su degli sgabellini. Le pareti sono rivestite da strisce di corteccia, foto in bianco e nero incorniciate e, dentro il locale, un lampadario in vetro dipinto. La clientela e il servizio è  composta da soli uomini, molti fumano, uno mi continua a fissare. ‘E un ragazzo dalla pelle olivastra, capelli corti e giacca blu con i bottoni dorati. Si alza, mostra una lira al garson ed esce. Fuori piove. Guardando i volti della gente per strada mi sembra di riconoscere Massi, so che non è possibile, che lui è a Genova. Capita spesso che, incontrando gli occhi di qualcuno, vedo amici o magari solo persone che incrociavo  per la strada quando ero a Genova. Non capita solo a me, anche Enrico e Franco soffrono di questa particolare malinconia o illusione. Ormai ci ho fatto l abitudine ma oggi è particolarmente doloroso. Sarà che mancano tre giorni al nostro ritorno, sarà il racconto di Anne sul suo ritorno a casa, dove si aspettava la famosa uccisione dell’ agnello grasso  e, invece, sono stati messi in secondo piano rispetto al gatto. Mi ha raccontato anche la trama di un film rumeno su questo argomento:  un ingegnere  è andato a raccogliere pomodori in Spagna e, al suo ritorno, la moglie non gli ha fatto trovare neanche un piatto di sarma e la figlia doveva uscire con le amiche. Sarà solo il tempo bigio, vado a prendermi la pioggia.

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