Dal pescivendolo

Siamo a Ulus in uno dei pochi pescivendoli che non ha chiuso per la calura estiva.

Alcune pescherie vendono, temporaneamente, frutta e verdura. Sono con Elisabetta, mia suocera, Salomon alla mano per pesarlo, pagarlo, farcelo pulire e sfilettare. C’è una coda di signore e signori che sgomitano per passare prima e saltare la fila, il negozio è pieno. Chiedo ad Elisabetta se, mentre aspetto, vuole andare a comprare il formaggio bianco e le olive nere nei negozi qua fuori. Mi dice: “Vai tu che io non so il turco.” Va bene, mi giro verso il cassiere e gli dico che esco a comprare delle altre cose ma lascio la mia Kaynana ad aspettare che il pesce venga pulito. Il cassiere mi sorride e mi dice di non preoccuparmi. Esco sapendo che tutte le signore della pescheria si saranno girate a guardare la mia Kaynana, qualcuna forse le avrà anche rivolto la parola e, prima che io abbia comprato il formaggio, i pesci saranno stati puliti.

“Perché hai detto che ero la tua Kaynana, mi hanno tutti guardato e la signora affianco a me si è messa a parlarmi in turco”.

“Sei mia suocera, è giusto che ti trattino con riguardo.” Le prendo il pesce dalla mano e ci dirigiamo verso il chiosco che vende panini con le acciughe fritte al momento.

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