Karacabey Hamami

La visita guidata nella città di Ankara che ho preparato per mia suocera prevede l’andata all’hamam almeno una volta a settimana. Di più penso che la nostra pelle possa subire escoriazioni dovute all’eccessivo strofinamento. Il primo hamam era il Șengül hamamy, un luogo iper ristrutturato  con le indicazioni in Turco e in Inglese, le signore dei massaggi sono sbrigative e ripetono troppo spesso la parola Yabanci (straniero) quando si riferiscono a noi. Un luogo poco intimo ma che da grande fiducia per quanto riguarda la pulizia.

Per la seconda esperienza andiamo al Karacabey hamami. Il luogo è altrettanto antico ma le tonalità del marmo virano sul verde e il giallo. Strane muffe ricoprono le stelle che filtrano la luce del sole incastonate sul soffitto. I lavandini in marmo e le elaborate rubinetterie sono nascoste da tende di plastica che dividono gli spazi. Bisogna tenere le mutande e girano anche donne vestite. Non c’è la sauna “Alemanna” e la sala massaggio è al centro dello stanzone, su un palco in marmo circolare. Arriva Emine, la mia massaggiatrice, mi stende sul marmo caldo e inizia a strofinarmi, piano piano le offro le tre nozioni che mi interessa che sappia: Sono straniera ma vivo ad Ankara, vado all’hamami regolarmente e quella con me è la mia Kaynana. A questo punto posso rilassarmi e smettere di parlare in turco, o provare a farlo. Emine mi rovescia quattro secchiate di acqua a dosso per pulirmi dalla mia pelle morta e inizia il massaggio. Nel Șengül hamamy offrono massaggi al kaffé, qui solo massaggi all’olio baby. Io non ho fatto nessuno dei due, solo il massaggio base, quello col sapone per il proibitivo prezzo di 5 lire. Emine inizia a cantare mentre i miei muscoli si sciolgono sotto le sue dita. Mi alza e abbassa gli arti, sposta la testa per favorire il riposo della colonna vertebrale, mi spiana con il suo avambraccio come fosse un mattarello. Poi prova a parlarmi. Non capisco. Scusa cara ma sono in un altro pianeta, non capisco quello che dici, puoi parlarmi quando torno sulla terra. Giuro che poi proverò a sforzarmi di capire il turco e anche a risponderti ma per ora fammi viaggiare ancora. Mi rovescia sulla schiena e mi massaggia fino alle palpebre e mi lava i capelli, i miei poveri capelli intossicati.

Credo proprio che il massaggio al kaffé del Șengül hamamy non lo proverò mai ma non vedo l’ora che finisca il Ramazan per provare il massaggio all’olio baby di Emine.

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