-14 Luglio all’ambasciata di Francia in Turchia

-Siete italiani?

Da cosa se ne sarà accorto? Dal fatto che sono l’unica che urla in tutto il supermercato contro il figlio oppure dal contenuto delle urla? Michele si ostina a voler comprare un succo della Nestlé mentre io provo a convincerlo a comprare uno stesso succo ma di un’altra marca (sicuramente una sottomarca della stessa Nestlé). Provo anche con il due per uno ma Michele si ostina a volere il coniglietto multinazionale. Provo anche a parlargli dei bambini africani avvelenati dal latte in polvere quando questo sconosciuto mi chiede: -Siete italiani? Sto’ cercando la noce moscata, sapete dove si trova?

-Non c’è la noce moscata allo Yulnus, la vendono solo nelle drogherie.

-Ma devo fare la besciamella per la pasta al forno di stasera

-Allora vieni a casa mia che te la dò io, d’altra parte se non ci aiutiamo tra di noi italiani e poi non puoi fare la besciamella senza noce moscata.

Mentre saliamo le scale verso casa mi racconta che in realtà è un italo francese che lavora all’ambasciata di Francia e per questo sabato stanno organizzando una festa con 250 kg di formaggi e salumi arrivati or ora ad Ankara.

Non so se è stato il mio sguardo quando a detto formaggi e salumi (il che vuol dire maiale e i formaggi saranno francesi) a intenerirlo ma mi ha offerto un invito per due. Grazie ma devo chiedere a mio marito…. e il giorno dopo sono già a comprarmi le scarpe.

Sabato andiamo accompagnati da Sava (Anne è a casa coi bambini).

Entriamo e una schiera di 6 persone ci accoglie, sono gli ufficiali, i vice ambasciatori e l’ambasciatore e l’ambasciatrice in persona. Sorridendo hanno stretto la mano a tutti i 1500 invitati alla festa. “Sembra quando in Sardegna si fanno le condoglianze”. Dice Enrico e non posso dargli torto.

Il giardino è stra-colmo di gente, una buona parte è in divisa e anche chi non lo è ha una faccia che racconta storie, non ho ben capito quali storie ma penso che esista un filone nella letteratura mondiale per queste facce da stranieri, stranieri ovunque vadano, forse anche a casa loro.

Un soldato è in piedi dietro 4 ufficiali, tiene in mano i loro 4 cappelli mentre questi parlano. I camerieri girano tra i tavoli con delle tartine, c’è un biglietto sul vassoio su cui è disegnato un maiale.

Il colore della pelle degli invitati è prevalentemente bianca anche se spiccano diversi ufficiali asiatici con tanto di cordone dorato, qualche africano con le donne in abito tradizionale e un’intera famiglia indiana, anche se nell’invito erano specificata la maggiore età.

Insieme a una soldatessa francese in abito bianco facciamo la fila per il buffé. Tutti abbiamo un momento di commozione davanti al maiale e al formaggio. Al centro troneggia un pericolosissimo formaggio corso quasi liquefatto contornato da fette di figatelli. Buoni i vini rossi. Dopo l’inno, i fuochi artificiali e i discorsi di circostanza turco-francesi la povera squadra di calcio francese viene fatta scendere dal palco. Sembra che tutti indossino un costume e appena parte la musica da discoteca non c’è più ombra di dubbio: siamo in un musical, dove se no dei graduati gallonati fanno il trenino a ritmo di musica latina e le soldatesse saltano ballando la Carrà remix?

“Ma io mi aspettavo un concerto di musica classica?” Povero Enrico, c’è rimasto male.

Finiamo con un Pastis mentre parlo con un giornalista  turco seduta su una panchina. I miei tacchi da venti affondano nell’erba.

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