A cena da Orkun e Mughe

In un sacchetto di plastica fatto apposta per il forno Mughe ci cuoce cosce di pollo, pomodori e patate. Un riso con alcuni chicchi tostati accompagnano il pollo nel piatto. Un’anatra d’argento offre un buon vino turco che il fratello di Orkun allunga con il succo alla pesca: “Oggi faccio lo spagnolo”, dice.

Da una bella ciotola di vetro Orkun si versa una pasta (dei fusilli per la precisione) condita con l’insalata russa e lo yogurt. Trascendendo dalla cucina italica è anche buona ma non provo ad aggiungerci il kechap come suggerisce Orkun. Per il dolce ci trasferiamo nella veranda, vista colline dorate dell’inizio del deserto di Ankara.

“Qui fra qualche anno sarà tutto costruito”, assicurano i Turchi e Mughe arriva con delle enormi coppe di budino al cioccolato ricoperto di gelato, il terribile gelato turco di latte di capra, elastico come un mash mellow,  poi ancora una gazzosa al caffé e i baklava.

Michele si sveglia e mangia tutte le cose dette prima (vino e gazzosa al caffé esclusi) assieme. Poi usciamo e andiamo in un parco a giocare. Si fa buio e io e Mughe continuiamo a parlare in uno strano slang turco inglese. Uno slang per colpa mia ben inteso, lei l’inglese lo sa benissimo.

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