-Kablumbalar

Cars e Tweety (o Luigi, dipende dai giorni) cercano di nascondersi sotto un coperchio di polistirolo. Sanno che il nano italico è lì, pronto a trascinarli fuori dal loro nascondiglio e, una volta allo scoperto, nessuno sa cosa potrà succedergli. Meglio far finta di non esistere, seguire il ritmo del vento che sposta il coperchio di polistirolo e aspettare che il nano italico venga distratto da una foglia portata dal vento o da una povera formica pungigliona, specie vittima della sua ira vendicatrice. Tutto è fermo poi la vasca inizia a tremare, di colpo si rovescia e i due poveri malcapitati vengono scaraventati sulle mattonelle del terrazzo. Subito Tweety (o Luigi) tenta una fuga in avanti, una fuga alla cieca, disperata, alla ricerca di un riparo qualunque: una sdraio, un elefante blu, una pentola a fiori. Cars rimane immobile, chiuso nel suo carrapace. Cars è quello che ha sofferto di più, Il nano italico era convinto che fosse una principessa e, dopo averlo processato, sbattuto in una prigione/scolapasta al buio e al secco, ha cercato di impalarlo con una spada di legno. Nella mia autorità di madre di nano malefico ho cercato quindi di allontanare il suddetto nano da Cars e Tweety ma, in questo istante, sto’ dormendo e il nano ha aperto furtivamente la porta-finestra del terrazzo per compiere il suo misfatto. Mi ritengo quindi innocente in quanto inconsapevole dell’evento.

Certo, direte voi, io sono responsabile della loro entrata in questa casa e quindi comunque coinvolta in questo evento. Ahimé si, sono responsabile ma, se questo può attenuare la mia posizione, non per mia volontà. Venerdì mi sono vista con la mia amica Ozlem e siamo andate a giocare coi bambini in uno strano luogo a metà tra il centro commerciale e il centro culturale quando lei propone: “Andiamo a vedere le tartarughe?” “Va bene”, faccio io, non consapevole del guaio nel quale mi stavo cacciando. Il luogo delle tartarughe è un ristorante con una fontana dove vivono due dozzine di tartarughe, molti acquari in cui nuotano i pesci più diversi e dei coccodrilli impagliati. “In questo luogo prima venivano gli esponenti del governo a mangiare, adesso se ne vedono molto meno, e qui hanno anche smesso di servire alcolici”, maligna ozlem e iniziamo a mangiare bevendo ottimo Ayran. Finito il pranzo arriva un cameriere con due tartarughe in una scatola. “Sono per Michele”, “Grazie, non posso accettare, noi il 13 di agosto torniamo in Italia per un mese”, faccio io, sicura di chiudere così la questione ma lei pronta si offre di tenerle per tutto il mese in cui saremo via e mi mette così nell’impossibilità di rifiutare. E ora eccomi qui, a convivere con due tartarughe terrorizzate e un bambino di quasi quattro anni che vuole ucciderle. “Michele perché vuoi uccidere le tartarughe?” Gli chiedo, ormai mi sono svegliata e, come sempre ormai, sono andata a vedere come stanno le povere tartarughe. Non ci sono. La vaschetta è rovesciata, sotto lo scolapasta non ci sono, dentro le teiere neanche, seguo Michele che ridacchia in cucina. Apro lo sportello della lavatrice. Eccole. Le porto in salvo. “Michele, perché vuoi uccidere le tartarughe?”

“Perché sono delle principesse e io le uccido e poi mi hanno rubato la mia piscina.”

Signori e signore della corte è vero. Per cercare di alleviare il mio senso di colpa nei confronti delle tartarughe gli ho creato due vasche, una più grande, la piscina di Michele appunto, per il giorno e una più piccola per la notte e per dargli da mangiare, più facile da pulire. Michele però non ha gradito questo esproprio e quindi si vendica sulle tartarughe che ritiene direttamente responsabili, sublimando però il suo atto attraverso la trasformazione delle due tartarughe in due principesse malvagie. Detto questo, signori della giuria, aspetterò un’ora decente per chiamare Ozlem e pregarla di riportare le due kaplumba al ristorante dove le abbiamo prese e per le due tartarughe questa sarà stata solo una brutta esperienza da dimenticare.

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One thought on “-Kablumbalar

  1. Tra un paio di settimane circa mi trasferirò ad Ankara per un progetto di volontariato… che bello leggere questo blog… presto visiterò gli stessi posti e l’idea mi elettrizza…
    C’è una comunità italiana ad Ankara?

    Grazie e buona fortuna !

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