Ankara. Cambia il vento

Siamo scioccati o forse siamo sciroccati. Il mondo si è rovesciato così in fretta che abbiamo preso le nostre decisioni mentre saltavamo dalla nave affondata e ci siamo ritrovati in due continenti differenti. Enrico, dopo che è stato venduto per trenta denari, saltando giù dalla nave Ansaldo (che forse affonda davvero) si è portato Michele e otto valigie in Italia. Io ho fatto un salto sul posto e rimango qua, in Turchia. Tutto è cominciato il giorno dopo il nostro ritorno ad Ankara. Prevedendo il lungo inverno siamo arrivati carichi di piumoni, copri-piumoni, gli ultimi vestiti invernali che giacevano nell’armadio, nonché innumerevoli giocattoli. Eravamo partiti con le valigie vuote e siamo tornati con le valigie stracolme. Posso aggiungere alla lista: un monitor del computer con computer fisso mini, la wii con tanto di wii-balance e i miei stivali col tacco che metto una o due volte l’anno. Siamo arrivati giovedì 13 settembre alle ore 23.00. Venerdì 14 settembre alle ore 20.30 Sergio 30 denari chiama Enrico per comunicargli che deve rientrare in Italia entro fine mese. Ci eravamo appena messi a tavola. Avevamo appena organizzato una festicciola per domenica con tutti gli amici ankaresi. Avevo appena disfatto i bagagli. Ma c’è un contratto, un distacco contrattuale o quello che è, possono? Non si sa, forse si, forse no, comunque lo hanno fatto. Fino al 27 di settembre nessuno scrive una riga su questo rientro, solo mille telefonate che si susseguono in mezzo ai miei pianti, a Enrico che sclera, all’organizzazione di Michele (lo mando all’asilo in Turchia o no? l’asilo in Italia: ci sarà ancora il posto? si sta accorgendo che i suoi genitori sono sull’orlo di un esaurimento nervoso?). La notte del 27 arriva una mail con su scritto un enigmatico: interruzione della collaborazione. ‘E ufficiale, Enrico deve rientrare in Italia. Quando? rimaniamo in attesa dei biglietti fino a martedì 2 ottobre alle ore 19.00. Arrivano e sono datati mercoledì 3 ottobre alle ore 6.30 del mattino. Michele ed Enrico partono, io invece rimango qua ancora per un po’. Avevo deciso, nei miei piani pre cessazione della collaborazione, di restare ad Ankara fino a fine dicembre / inizio gennaio e credo che manterrò la posizione. La nostra vita è nelle mani di Dio, qualunque sia il suo nome e il suo volto, tornare adesso non è nei miei piani ma se dovrà essere sarà. Abbiamo gettato dei semi in questi mesi e se Dio vuole questi semi cresceranno e diventeranno un giardino, se Dio non vuole ho sempre una casa a cui tornare. Michele avrà un’altro trauma da raccontare al suo psicoterapeuta da grande: sua madre lo ha abbandonato a 4 anni per 4 mesi per impiantare un giardino in mezzo al deserto anatolico. Enrico, data la follia del piano, ne è restato entusiasta. Visto l’impossibilità di scoprire il volere divino, abbiamo dato fondo a tutti i nostri oracoli divinatori (chiromanti, carte, fondi di caffè, astrologhi, I king) che ci raccomandano di andare avanti, e così noi facciamo. Forse Michele lo può aggiungere ai suoi traumi: abbandonato dalla madre perché una vecchia signora, sdraiata su un divano, col turbante in testa, leggendo in turco il fondo di un caffè raccontava di ponti, solide strade su cui costruire un futuro e uomini in bianco che l’avrebbero coprta d’oro. I semi di cui parlo sono ovviamente simbolici, il ché non aiuta comunque la situazione. Enumerazione dei semi: Insegnare Italiano all’istituto italiano di cultura di Ankara. Risposta lunedì 8 ottobre. Laboratorio di teatro in Italiano presso l’Odtu di Ankara ed eventuale pubblicazione universitaria. Risposta entro fine mese. “FalsaProspettiva”, affreschi all’italiana e restauro in Turchia, partendo da Ankara. http://www.falsaprospettiva.com Progetto a lungo termine ma il mio reale lavoro è creare il collegamento con la Turchia, in quanto il pittore è Enrico e i suoi amici decoratori genovesi, per questo sto lavorando con Muge, un’architetta turca, per creare e saldare questo ponte. Risposta da valutare, entro gennaio dovremo aver almeno avviato il progetto.

3 semi. Giacomino è salito sopra le nuvole e ha portato a sua madre una gallina che fa le uova d’oro con un solo seme di fagiolo, noi ci proviamo con tre. E che Dio ce la mandi buona.

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