22 ottobre 2012 Appunti di viaggio. Istanbul. Balık pazarı

Al bar, il solito potrei dire visto che in cinque giorni ci sono venuta tre volte. A quest’ora ho bisogno di posti conosciuti, visto che non posso contare sulle persone. Il bancomat si è nuovamente rifiutato di funzionare e come al solito incontro la figa acida che mi dice: para yok! (niente soldi) con un sorriso di soddisfazione. Ho lasciato le scarpe in negozio maledicendo le banche, i numeri, i soldi e le scarpe.

Sotto il balcone del bar una lenta fila di macchine, acceleratore e freno, scorre come sangue vischioso. Perpendicolare Balık pazarı da mostra di tavolini ancora vuoti e, nei banchi delle pescherie, hamsi (acciughe) e palamut (palamite). La strada pedonale è costeggiata da un canale di scolo, ruscelletto d’acqua che sa di refrescume. All’angolo un șimșek manav (fruttivendolo) regala i colori delle angurie, dell’uva, delle arance. Kurt Cobain gracchia in sottofondo. Anche una macchina della polizia è rimasta imbottigliata e suona la sirena. ‘E arrivata la sera e le luci risaltano: blu, rosso, giallo. Giusto il tempo di una canzone e cala la notte?

Ersoylar et pazarı  (macelleria) , il macellaio pulisce il bancone mentre serve un cliente. Andato via il sole il vento si fa più freddo e si avvicina l’ora in cui devo tornare a casa. L’urlo dei gabbiani, un telefono. Gente che continua a passare, macchine in coda, il macellaio inizia a pulire il pavimento gettando acqua e segatura che poi raccoglie con una scopa. Raccolta la prima ne getta dell’altra, questa volta asciutta.

Un uomo con la giacca rossa corre in mezzo alla strada fino a raggiungere un taksi fermo in coda e vi sale sopra. Un vecchio dalla schiena ricurva è restato fino ad ora seduto su una sedia in mezzo al marciapiede, si alza e gesticolando dice qualcosa al macellaio e al fruttivendolo che lo guardano e non rispondono. Quando se ne va fanno spallucce. Il cameriere mi chiede da dove vengo e se conosco il turco. Az (poco) rispondo, mi sorride e torna al suo lavoro.

Una ragazza con degli stivaletti da neve bianchi, cintura bianca su jeans attillati e maglietta nera, capelli biondo cenere con extention rossa fuoco, parla a un i-phone bianco. Accanto un’amica in abito bianco aspetta. Finisce la telefonata e corrono in Balık pazarı.

Tre ragazzi di colore entrano nella macelleria, entrando stringono le mani al fruttivendolo. Si fanno delle foto nella macelleria, entra anche il fruttivendolo, pose da divi rap. Prendono dei sacchetti neri pieni di carne e pagano. Ancora foto. Sono in cinque, abbracciano il macellaio, anche il fruttivendolo si mette in posa B. boy. Se ne vanno. Il macellaio e il fruttivendolo parlano parlano ancora di loro che questi sono già lontani, macinano il marciapiede a grandi falcate.

Un bambino biondo con la felpa gialla vende coroncine di fiori, è al suo secondo giro dell’isolato. Fumo l’ultima sigaretta e vado a casa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...