22 ottobre 2012 Appunti di viaggio. Istanbul. Il ponte.

Sul ponte Galata ci sono i pescatori e turisti che fotografano i pescatori. La ringhiera ha disegni geometrici azzurri, sotto secchielli di plastica o di polistirolo con bughe e cefali morti o morenti.

Al passaggio dei pullman le giunture del ponte vibrano.

‘E l’una, il Corno d’oro risuona al canto dei Muezin.

Nel sotto passaggio di Müdürlüḡü qualcuno ha disegnato delle nonnine acrobate che lanciano stura-lavandini vestite da ballerine. Eccoci nello snodo turistico della città, slargo tra un sottopassaggio e l’altro: le chiatte-cucine sono decorate con ori e mezze lune e sfornano panini col cefalo fritto, i venditori di simit  hanno le tende del carretto bianche a strisce rosse. Un anfiteatro di cemento garantisce posti a sedere per tutti e, fatto eccezionale, ci sono grossi bidoni per la spazzatura.

Passa una barbapapà (una donna in bruca. n.d.a.) coi guanti neri. Il vento le fa aderire il vestito lasciandone intravedere le forme. Un ragazzo fabbrica sigarette seduto in un’aiuola.

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