22 ottobre 2012 Appunti di viaggio. Istanbul. Un mercato.

‘E riapparso il sole e con esso il caldo. Il mare, sempre increspato, assume una veste verde e argento. Mi infilo in sconosciute stradine buie dove si vendono gli oggetti più disparati: bastoni da passeggio con luce a led incorporata, borse e valigie nere o blu, coltelli a serramanico, rosari, panciere, occhiali, pile, rasoi elettrici, cavalletti, binocoli, lenti di ingrandimento, martelli, ciabatte, orologi dentro timoni in legno, orologi da polso, salvagenti, pennelli da barba, jeans, magliette, scatole di legno, modellini di macchina, profumi contraffatti e calze.

C’è un uomo seduto sul marciapiede che ha un grosso canestro da portare a spalla, quello che nelle nostre campagne viene utilizzato per metterci la legna,  ricolmo di mele colorate. Ne mangia una. Due uomini si avvicinano e leggono quello che scrivo, sento il loro fiato sulla mia mano, è evidente che più che leggere vogliono farsi vedere. Sono grossi e con la barba di molte ore. Italiyanca, gli dico sorridendo.

(Dialogo tradotto dal turco n.d.r.)-Ti abbiamo vista che passavi e scrivevi e abbiamo pensato che fossi della polizia o un avvocato.

– No, scrivo solo delle liste su Istanbul.

Loro si scusano e mi augurano buona giornata e così arrivo al ponte Galata.

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