Appunti di viaggio. Istanbul. Cami Kiliç Ali Paşa

La moschea è stata da poco restaurata, il che si deduce dalla morbidezza dei tappeti e dal restauro degli affreschi. Pulito ciò che c’era da pulire, deturpato ciò che c’era da ricostruire. Inizio a nutrire i primi dubbi su Falsa Prospettiva: il finto marmo è una serie di serpentelli grigi su sfondo beigetto o pois verdone su sfondo verdino. I vetri  colorati dalle forme geometriche hanno un aspetto psichedelico. Dalla cupola centrale e dalle semi-cupole partono decine e decine di fili di acciaio che sospendono coppette di vetro con lampadina. Il lampadario centrale è composto da quattro cerchi concentrici il cui ultimo è quasi una semi sfera di bicchierini che girano a velocità differenti quando il vento entra a pregare.

Arriva una sposa in bianco velo e sopraveli. Il fotografo dispone il bouquet, a qualche passo di distanza fa inginocchiare la sposa, ancora qualche passo ed è il turno dello sposo. Il fotografo in jeans e capello lungo si prodiga in acrobazie attorno agli sposi immobili.

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