Partenza per la Tunisia

L'ultima immagine prima di partire dall'Italia all'aeroporto di Milano Malpensa.

L’ultima immagine prima di partire dall’Italia all’aeroporto di Milano Malpensa.

Pullman Genova – Malpensa.

Fino a quando stavamo seduti dietro non potevo accorgermi di quanto sonno ha l’autista: si mangia le unghie, sbadiglia, si massaggia la cervicale, cambia posizione sul sedile, si gratta il naso, si mangia le unghie, si massaggia il braccio, si mordicchia le dita, si gratta la spalla, poi il polso.
Appena lasciata la stazione Principe, all’altezza della stazione della metro, due anziane meridionali fermano il pullman. Già avevano messo a perdere l’autista perché non avevano il biglietto -anche se avevano pagato, a detta loro-, poi lo avevano riempito di borse e valige, infine avevano litigato con un paio di trentenni che si erano messe a dormire abbassando i sedili -con mezzo pullman vuoto proprio dietro di queste dovevano sedersi!-.
La radio spara stupidaggini intramezzate a musiche in quattro quarti. Una bambina di Santo Domingo parla ininterrottamente da due ore. Michele si è dimenticato della nausea che ci ha costretto a spostarci in prima fila e importuna una giapponese seduta in seconda fila. L’autista sbadiglia, stiamo per arrivare in aeroporto.

Aereoporto di Milano Malpensa.

L’aereo partirà con un’ora di ritardo. Michele ha trovato tre fratellini di padre tunisino e di madre marocchina: Muhamed, Amin e il terzo non l’ho capito, è il più piccolo e urla se non ha la macchinina blu di Michele. Amin ha graffiato l’orecchio di Muhamed, Michele alza le braccia per dire che lui è innocente, sangue. Tiro fuori i pennarelli per calmare gli animi. Michele disegna un cammello , Muhamed un orso e Amin un bambino, sono strani questi pennarelli, sono quelli che hanno regalato a Michele per il compleanno, c’è scritto: “Non lavabile- colori da stoffa”. E io che pensavo fossero dei pennarelli normali, deve averli regalati la Tatta a Michele.  Cerco di depistare i bambini dai pennarelli con delle macchinine, non basta. Tiro fuori i dinosauri. Arriva l’aereo. La prima cosa che comprerò in Tunisia saranno dei pennarelli.

Aereo per la Tunisia.

Michele si addormenta appena l’aereo decolla. La ragazza vicino a me mi racconta la storia della sua vita: ha diciotto anni e suo padre l’ha portata in Tunisia all’età di tre anni strappandola alle braccia della madre napoletana. Dopo sei mesi il padre si risposa e l’abbandona con una nonna e una zia che non le danno da mangiare, fino a cacciarla di casa. Mi giura che ha rispetto per il padre ma ama la madre con la quale però non riesce a parlare. Arriva il pranzo. Non riesco a mangiare con questa storia da Candy Candy come contorno. Le assicuro che con l’università c’è la possibilità di entrare in una nuova fase della vita e altre stupidagini del genere. Arriviamo prima del previsto. Scendiamo. Enrico ci aspetta. La Tunisia ci accoglie come un forno accoglie un pollo ripieno.

Merhaba, che questa volta vuol dire: benvenuti.

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