Sfax, primo giorno.

Piscina in terrazza

Piscina in terrazza

La casa è bianca e blu, qualche elemento di legno scuro; il prato nel terrazzo è verde acceso come l’ombrellone e il sole, tanto sole da abbassare le persiane a manovella, chiudere le finestre e accendere l’aria condizionata. Ho finito ora di disfare le valigie, Enrico deve tornare dal lavoro, ascolto Dowland e Michele attacca gli adesivi di “Toupie”, un giornaletto per bambini in francese senza pubblicità, un “Merakle minik” tunisino (o francese? In Italia non sono riuscita a trovare nulla di simile). Casa sistemata, prossimi passi sono un numero tunisino e un collegamento a internet, poi la scuola per il nano.

Sembrava che Sfax dovesse essere bruttissima quanto Sousse doveva essere bella ma,

Ricercatori che stanno per essere sbranati dai tirannosauri

Ricercatori che stanno per essere sbranati dai tirannosauri

per ora, un giro in macchina per arrivare a casa a Sfax e un paio di giorni a Sousse da Sebastiano, ho avuto l’impressione opposta: Sousse è invasa dalla spazzatura e dai calcinacci, escludendo le strade turistiche dove russi e tedeschi ballano in locali recintati mentre la gente dorme per strada. Certo tutti parlano francese e ogni insegna è scritta anche o solo in francese, qui a Sfax invece le scritte in arabo sono diventate preponderanti. Ma la città sembra più pulita, una Milano Tunisina, dopo Ankara che doveva essere la Milano Turca, un’altra volta, forse di più.

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