primo giorno di scuola

alla festa della scuola

alla festa della scuola

Quattro in un colpo. Il giardino della scuola internazionale Patish patash è invaso dalle zanzare. Seduto affianco a me un trenne in maglietta rosa piange che vuole la mamma ogni qual volta che il cinquenne vuole prendergli una bici troppo grande per entrambi. Michele cavalca un triciclo rosso e, assieme ad altri tre tricicli e due monopattini, corre nel cortile. Il sole ha girato e tutta la scuola si trasferisce dall’altra parte della casa bianca dai tetti rossi.

Prima lezione di arabo: Michele si presenta alla classe ripetendo Merhaba, la maestra tira fuori dei quadratini di legno e inizia a comporre i numeri con questi. Nove marmocchi di quattro/cinque anni seduti attorno a un tavolo che parlano solo arabo. Ho capito un “guzel”, un”yani”. Michele è riuscito a scrivere sia uno che due. Ora deve scriverlo alla lavagna. Tutti i nani hanno la maglietta della pelle, tranne Michele ed è l’unico sudato.

Si va di alfabeto arabo, la maestra tira fuori dei cartoncini plastificati con le lettere colorate e tutti devono ripetere. Michele si gira e mi dice sottovoce: ma quelle non sono lettere, mamma!

La maestra scrive qualcosa in arabo, i bimbi devono indovinare cosa c’è scritto, rispondono tutti assieme e poi lei mette dei più sotto i loro nomi, sbatte il cancellino sul tavolo, dei cubetti cadono a terra, Michele urla : c’è scritto polpo!

Una bimba dagli elastici rossi brillantinosi pianta un casino per via di un più mancato, incrocia le braccia offesa. I colori della pelle dei bambini vanno dal cannella al bianco. Un gruppo ammutina il gioco della maestra e costruisce una torre con i cubotti. Michele è tra quelli che soffia per farla cadere. La lezione e finita, urla.

Alla festa della scuola

Alla festa della scuola

Lezione di musica, ore 10.38. Tre bimbe fanno la voce portante mentre l’intera scuola fa il coro. L’insegnante velata e con le maniche lunghe si sbatte un sacco dentro questa veranda vetrata in cui entra il sole e ci sono solo tre porte aperte, piccole. Anche lei parla in arabo. Ci sono tre bicchieri per l’acqua per quaranta bambini. La maestra prende un tamburo, un bimbo chiude una porta a vetri, maglietta rosa continua a piangere, tutti i bambini vicino alla vetrata si sciolgono dal caldo. La maestra sposta il calcetto che distrae l’ala sinistra del coro. Michele sta per collassare. Lo salvo con un bicchiere d’acqua. La maestra smette di suonare e di cantare e guarda il coro confusionario che pian piano smette di rumoreggiare, la maestra non è ancora contenta e canta e suona solo per le tre voci soliste. Un bimbo più grande cerca di far battere le mani a Michele che invece spara con le dita a ritmo di tamburo.

Una ragazzina mi osserva curiosa: -cosa fai?

– scrivo un quaderno di viaggio.

Questa scuola è diretta da Irina, una donna ucraina velata di rosa, occhi azzurri, carnagione chiara, un’anno fa l’ha aperta con un intento non dichiarato: portare un po’ di ordine sovietico in Tunisia. I bambini fanno esercizi di concentrazione e di precisione come tagliare dei fogli di carta lungo delle linee, ricalcare con la biro dei disegni, studiare poesia, imparare a leggere e a scrivere precocemente. Almeno è straniera e non si stupirà più di 2013-09-14 16.11.28tanto se Michele non sa parlare bene in arabo o in francese.

Costo della scuola: 200 dinari al mese, quanto la sola mensa in una scuola statale italiana. Come sospettavo abbiamo avuto bisogno di una raccomandazione anche per accedere alla scuola materna, raccomandazione arrivata da un ragazzo tunisino che ha lavorato in Italia come buttafuori e che ha conosciuto Enrico in un ristorante sotto Ramadan. Particolarità: Michele imparerà a memoria brani del Corano.

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