taxisti e incidenti

giochi allo zoo

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Io e Michele siamo su un taxi, il tragitto che porta da scuola a casa dopo una intera giornata a non capire quasi nulla, a cercare di parlare francese mentre tutti parlano tunisino; il caldo, la sete, i bambini sudati. Il tassista ha una maglietta a mezze maniche e una sola manica destra lunga fissata con due elastici, dovrebbe essere bianca; il suo volto è abbronzato, i denti gialli; fuma in continuazione. La macchina è polverosa e la portiera di sinistra si chiude male per via della lamiera ammaccata. Non rispetta i semafori, gli stop, le precedenze; riesce a fumare, parlare al telefono, cambiare le marce e tenere il volante contemporaneamente. Un colpo e io e Michele sbattiamo contro il sedile davanti: è un motorino ci è venduto addosso. Il taxista urla qualcosa in arabo, esce dalla macchina. Il ragazzino si rialza, raccoglie la moto e scappa. Il taxista  risale sul taxi e continua la sua corsa. Arrivati al Taparura mi chiede 1 dinaro e 600. Gli do 20 dinari, sono gli unici soldi che ho. Il taxista mi rivolge la parola per la prima volta, in arabo, grida. Io e Michele scendiamo dal taxi e andiamo a cambiare  la banconota con dei pezzi più piccoli nella pizzeria-kebabberia mentre lui continua a urlare.

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