Terraglie e nero di seppia. Ovvero dei tabù alimentari.

Il nuovo servizio di piatti

Il nuovo servizio di piatti

Cammino tra le strade della medina alla  ricerca dei piatti per la cena di questa sera e non mi accorgo che si sono fatte le tre e mezza: da un megafono sopra la mia testa parte un acuto. Mi spavento. Addentrandomi tra le vie bianche e strette altri megafoni rispondono spargendo quel rumore basso e inquietante che si sente anche la notte. Questa città è silenziosa nonostante sia disordinata: rotoli di stoffa multicolore sono appoggiati alle pareti delle case, cassette ricolme di filo, rocchetti; fettucce, pizzi, nastri appesi alle porte; toppe e paillette sparse qua e là; la gente parla sottovoce camminando a due a due o è solitaria e silenziosa. I lunghi vestiti verdi, viola, ricamati in oro, bianco, arancione. I veli incrostati di brillantini e i vecchi col turbante. Scendo verso il mercato del pesce, il negozio delle stoviglie doveva essere da queste parti.

Questa mattina, appena sono arrivata al mercato del pesce, ho visto un ragazzo in pantaloncini che urlava: era salito sul cancello di una delle entrate del mercato, faceva segno di volersi buttare giù, di volersi uccidere con gli spunzoni del cancello, si doveva essere graffiato sul braccio salendo. Sotto una donna gli urlava di scendere, forse. Parlavano in arabo, lui faceva segno dei piccioli. Attorno si era formata una folla, chi col naso all’insù, chi a parlottare col vicino. Io, con i miei occhiali da sole taroccati e il mio scialle da travestimento sulle spalle, mi sentivo come la turista inglese fuori posto. Per fortuna nessuno se ne è accorto e sono scivolata verso un’altra entrata del mercato. Mentre compravo i totani, i gamberi e le seppie il ragazzo era ancora appollaiato sulla grata, cambiava posizione delle gambe, spostava il peso del corpo, si massaggiava il braccio. Ancora urla. Quando ho comprato le triglie è sceso. Poi sono entrata nella medina e ho cercato inutilmente il negozio di stoviglie, ero sicura che fosse qua, all’entrata della medina verso il mercato, il pesce che gocciolava e pesava nel sacco di plastica del Carrefur: un chilo di gamberi grossi e striati, totani così freschi che pulendoli mi sembrava di essere in acqua, seppie e triglie da fare fritte, insomma non più di quindici euro di pesce per più di tre chili di roba, e pane appena sfornato, melograni. Dopo un lungo e inutile vagare ho avuto pietà dei miei pesci e sono tornata a casa, dopo essere passata per tre volte davanti allo stesso forno ho trovato la via.

I nostri ospiti sono appena andati via, alla fine i piatti li ho trovati e sono tornata con un tassì. Inizialmente mi ero di nuovo persa, una ragazza mi è venuta incontro e, scambiandomi per tunisina, mi ha preso un manico della borsa e mi ha aiutato a portarla -è rimasta molto delusa quando le ho risposto in francese-, poi nessun tassì mi voleva caricare, ho posato nuovamente il sacco del Carrefur pieno di stoviglie a terra e ho atteso. Qualcosa è successo e un tassista che mi aveva rifiutato ha fatto segno ad un altro che ha chiamato un terzo che alla fine mi ha caricato. Siamo rimasti imbottigliati in una manifestazione contro il governo. Sono scesa e ho arrancato fino a casa con il mio servizio fatto a mano nuovo di zecca.

Il menù comprendeva un fritto misto, totani ripieni e un risotto con gamberi e nero di seppia. I tunisini non mangiano il nero di seppia: gli fa schifo, gli fa impressione, gli sembra di mangiare della cacca. Dei tre invitati solo uno è riuscito ad assaggiarlo, due forchettate. Un sospetto: non è che il nero di seppia lo mangiamo solo noi genovesi?

Polpi

Polpi

L’unica ragazza è una neo mamma che parla italiano, è cresciuta in Italia fino all’età di sette anni, mi ricorda i tanti compagniucci di Michele che sono arrivati e ripartiti. Ci scambiamo i numeri di telefono e il contatto Facebook. Per gioco del destino anche lei si chiama Hannah, come altre Anne, Anya, Anna che ho incontrato da quando sono diventata madre. Donne belle a cui voglio bene. Inshallah.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...