Perché Beckett è uno scrittore verista e io una donna incazzata.

Alluvione a Sfax

Alluvione a Sfax

Mi scuso in anticipo se in questo post ci potreste trovare affermazioni xenofobe, sessuofobe e idrofobiche e qualunque altra “qualcosa-fobia”.

La giornata è iniziata con le mosche – mi sveglio per le mosche che mi entrano nel naso, nelle orecchie e mi camminano sugli occhi- e ieri sera si era conclusa con le mosche -un’estenuante caccia con spruzzata di un veleno dal nome imprecisato a finestre chiuse-. Mosche. Dopo l’alluvione di settimana scorsa hanno invaso la città, loro e le loro amiche zanzare. Me ne sono lamentata con dei commercianti e con il consierge: mi hanno raccontato che la televisione ha dato l’allarme: persone finite in ospedale a causa di infezioni e pustole gialle. Evviva! Ci mancava l’epidemia!

Michele: -E perché non ci sono le mosche a Genova?

Io: -Perché noi facciamo le disinfestazioni, cioè non sempre ma spesso.

Michele: -E perché qui non le fanno?

Poi la mattinata è continuata con lo straziante biglietto di Jamila. (Ora ricordatevi della premessa) Enrico ha preso a servizio Madame Jamila nel suo sogno segreto di non doversi più occupare della casa. Il risultato è stato che quando Madame Jamila se ne andava lui rilavava il bagno e io i pavimenti. Allora meglio che stiri e basta e venga una volta a settimana, ho pensato. Visto che non parla francese -e non si sforza nemmeno di farlo- le ho scritto un biglietto indirizzato alla figlia. Risposta: “Gli accordi erano diversi, mia madre ha lasciato il suo lavoro vero per venir a lavorare da voi e non potete mandarla via perché è povera.”sfax alluvione

Non possiamo mandarla via perché è povera? Visto la nostra precarietà dubito che Enrico abbia preso il ben che minimo accordo e poi che vuol dire? Che facendo quattro ore a settimana da noi guadagnava più che con un lavoro normale? Ma di questo noi non abbiamo colpa, colpa sua che ci ha dato un prezzo non concorrenziale, rischio di impresa ragazza. E poi fa male il suo lavoro e per di più mi sta sulle palle. Sono cattiva e poco rispettosa della sua povertà? O forse è lei che ci prende in giro?

Ora sono seduta in un bar davanti al municipio, sono l’unica donna e tutti gli uomini, seduti o in piedi, mi hanno lanciato uno sguardo, chi di nascosto, chi palesemente. Tutti questi maschi sfaccendati hanno davanti una tazzina di caffè e un bicchiere d’acqua e fumano sigarette o sisa (narghilè). Chi non è in compagnia parla al telefono e tutti sorseggiano il caffè (che sa di sciacquatura per piatti) per un tempo interminabile.

Davanti c’è il “Grand caffè de la paix” dove ieri ho provato ad entrare. Alla porta un ragazzo mi ha fermato, non ho capito quel che ha detto perché parlava tunisino ma il tono era: -Che vuoi? – L’ho driblato e sono entrata. L’ampia sala era scura e piena di fumo, sui numerosi tavolini troneggiavano bottiglie di birra vuote -fortini verdi dalle merlature dorate-. Tutti uomini i quali, così mi è parso, si sono girati a guardarmi. Il ragazzo di prima mi ha chiesto in francese: – Che cosa volete qui?- Appunto.

-Un té.

-Che cosa?

-Un té alla menta.

– Non si può. Qui abbiamo solo Lipton.

Sono uscita. Poi ho visto un gruppo di donne sedute in questa sala da tè. Il cameriere mi ha chiesto in un bofonchiante inglese cosa volessi e poi ha aggiunto:

-Bienvenu

Alluvione a Sfax

Alluvione a Sfax

Mi ha portato un tè alla menta zuccherato con una fetta di limone. Ma perché il limone? Nel tè alla menta non ci va il limone, che sia il Lipton promesso nel bar precedente?

Il signore difronte a me si è tolto le scarpe e ha una mosca che gli cammina sulla pianta del piede. Alla mia sinistra tre ragazzi bevono due caffè, tre bicchieri d’acqua e fumano, il posacenere pieno, gli sguardi preoccupati. Alla mia destra altri tre ragazzi, le stesse facce, le stesse sigarette, gli stessi caffè. I camerieri in camicia viola e grembiule marrone si guardano attorno e strascicano i piedi, è come se ogni loro azione fosse frutto di un’attenta analisi tra costi e benefici.

Ho scoperto che la cosa più importante da tenere coperta a Sfax sono gli occhi, più ancora delle gambe o delle spalle. Come in Centro Storico anche qui i tunisini sfaccendati cercano di attirare la tua attenzione salutandoti (e non solo i ragazzi!) e lo scopo è di farsi guardare negli occhi e stabilire una comunicazione. ‘Fanculo! Sono una brava ragazza timorata di Dio che non guarda negli occhi i maschi se no rimango incinta!

In realtà ieri, tanto per contraddirmi, in una disavventura avvenuta con un luage (taxi collettivi) ho incontrato un ragazzo che fa teatro. In mezzo alla polvere ci siamo confrontati sui grandi maestri del teatro:

Alluvione a Sfax

Alluvione a Sfax

Io: Kantor?

Lui: Grotowsky

Io: Molière?

Lui: Shakespeare, Stanislavskij?

Io: Artaud

Lui: Ah Artaud!

Io: Teatro politico?

Lui:Teatro per bambini?

Io:Teatro politico per bambini?

Alluvione a Sfax

Alluvione a Sfax

Io e Lui: Marionette!

Michele ci guardava con aria interrogativa.

Domani ho appuntamento con la maestra di aerobica per andare all’hammem.

Annunci

One thought on “Perché Beckett è uno scrittore verista e io una donna incazzata.

  1. Ciao Ari…qui in Thailandia idem, la donna l’ho lasciata a casa perche’ usava il cencio sporco e altro…oggi ho appena lavato il bagno …e’ pulito profumato e lucido…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...