Tunisi – esterno notte

Montone da asporto

Montone da asporto

Arriviamo all’albergo di Tunisi che sono le 6 passate, Michele si vuole gettare in piscina vestito ma riusciamo a portarlo in camera.
-In piscina c’è il polpo gigante e il pinguino gigante e il pesce gigante che è anche uno scivolo, mamma!
Andiamo a farci questo bagno! Sono con gli occhiali a causa di una super congiuntivite da polvere, me li tolgo e il mondo diviene sfuocato: il bianco dell’albergo a sette piani si perde nel cielo del tramonto; una ragazzina fa il bagno vestita, sento i suoi occhi che mi seguono ma il suo viso è una macchia grigia persa nel blu mentre Enrico è un leone marino rosa e rosso; Michele non lo vedo ma lo sento: ha incontrato il fratellino della ragazza vestita e, giocando nel polpo, urlano; io faccio la foca.

Siamo a cena, come sempre il cibo è scadente, il servizio casuale e i bicchieri opachi.

Sveglia alle 4: si parte per Barcellona.
Inizio a stare male, do la colpa alla cena ( ma tu sai, caro lettore di mammaliturchi, che non è vero).
Paghiamo l’albergo un terzo in più di quello che ci aspettavamo.
Arriva il taxi, è senza tassametro e ci chiede quasi il doppio del prezzo di mercato ma sono le 4 del mattino, tra due ore abbiamo l’aereo…saliamo.

È notte, la strada è a tre corsie, qualche macchina scivola silenziosa nella nostra stessa direzione.
-Un dromedario che gioca a calcio, mamma.
Michele indica uno scudetto appeso allo specchietto retrovisore del taxi, vi è disegnato un dromedario con una maglietta della Juve e un pallone sotto lo zoccolo.
Dietro di noi arriva una macchina che spara a tutto volume una musica araba con i bassi amplificati, mi giro a guardare: finestrini aperti, due ragazzi seduti davanti, due ragazze sedute dietro. Le guardo, ma perché le guardo? Le ragazze iniziano ad urlare rivolte verso di me. Mi giro dall’altra parte. Una delle due è bionda, top e pantaloncini inguinali, l’altra è bruna; quella dalla mia parte è la bionda e si sporge, mezzo busto fuori, per cercare di bussare al mio finestrino. Ma perché le ho guardate? Il tassista accelera e ci spiega che sono i ragazzi che vanno negli hotel, dove ci sono le discoteche, ad ubriacarsi.
Naturalmente ai ragazzi non sembra vero che abbiamo accelerato e si mettono all’inseguimento, ci superano con le ragazze sedute sui finestrini che ci salutano. Grazie a Dio -chiunque esso sia- il tassista lascia perdere la gara e resta dietro. La ragazza bionda urla, i capelli a boccoli, lunghi e sciolti volano per la velocità; la pelle chiara è stretta nella stoffa elasticizzata lucida; mette i piedi sul finestrino, poi le ginocchia, lascia una mano e ancora urla; la bruna capisce il gioco e la imita ma per poco: subito rimette le gambe dentro e si tiene con ambo le mani al tetto dell’automobile.
Raggiungono un’altra macchina, forse anche là dentro qualcuna ha osato guardare la bionda perché questa riprende a sporgersi, a voler bussare al finestrino ( grazie a Dio – chiunque esso sia- non al mio). L’altra macchina cambia corsia, lei si alza in piedi.

Posso andare anche vestita da uomo invisibile e nessuno ci trova niente di male.

Posso andare anche vestita da uomo invisibile e nessuno ci trova niente di male.

Si, hai capito bene, lei si alza in piedi: una mano sul tettuccio, un piede sul finestrino e l’altro a cercare di bussare al finestrino di quella stronza che l’ha guardata. Abbraccio Michele. Si che ha la cintura ma se questa vola – non posso dire fuori perché è già fuori- atterrerà sul nostro parabrezza e Michele è seduto in mezzo. Siamo tutti e quattro in silenzio a guardare questa specie di cavallerizza da circo che fa le acrobazie su una macchina in una super strada di Tunisi. Poi lei rientra; la loro macchina decelera; la superiamo e le due ragazze hanno le facce serie, la musica è sempre alta. Che ci sia la polizia? No.

Il tassista commenta come sempre fanno i tunisini che abbiamo incontrato fino ad ora: è tutta colpa della rivoluzione.

Arriviamo in aeroporto in tempo: Europa, voglia di casa.

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