Persa

2013-10-11 15.36.17È giovedì mattina e Michele non vuole svegliarsi. Ieri eravamo ospiti da un collega di Enrico più grande di noi, con due ragazzi ventenni disabili e una moglie velata. Gente semplice e cortese, lui beve vino, lei esce da sola ed entra nelle caffetterie. Hanno quattro cani che abitano sul terrazzo, ogni cane ha la sua stanza. Abbiamo fatto tardi ed Enrico domani deve andare a Sousse per una riunione.

Porterò io il nano a scuola. 

Dopo colazione Michele vuole disegnare il solito squalo gigante.

-Michele puzzi! Devi farti il bagno! Dove hai messo i vestiti?

L’ho rincorro per la casa, riusciamo a uscire. Sono le 10 e 30, tanto vale prendersela con calma, più in ritardo di così?

Decido che è arrivato il momento di emanciparsi dal taxi per il più sicuro bus. Andiamo sotto le mura della medina dove ho visto molti autobus e lì chiedo.

Un signore dai baffi spelacchiati mi indica un autobus dall’altra parte della strada, potendo Michele per mano e affrontiamo l’attraversamento; prima di sedermi chiedo a una ragazza dai capelli neri: questa sgrana gli occhi, si consulta in arabo con le vicine e poi mi dice che si, l’autobus va in rue de Tunis. Entra una ragazza velata e si intromette nella discussione.

-No, non va in rue di Tunis, devo andare più avanti dove c’è la gare e li chiedere.

-Dove?

-Più avanti, davanti alla pizzeria dal nome ##@# (incomprensibile).

Michele non è convinto. Camminiamo fino a la seconda porta della medina, nessuna gare o pizzeria in vista. Chiedo informazioni a un uomo: questi sgrana gli occhi e va a parlare in arabo con qualcun altro, quest’ultimo ci accompagna fino a una pensilina arancione, senza alcuna scritta e li ci abbandona.

Dopo un po’ vedo due ragazze velate, coperte dalla testa ai piedi, che stanno dritte dietro l’ombra della pensilina. Chiedo ma non rispondono, non parlano neanche tra loro, ci fissano solo dall’alto in basso. Andiamo a sederci. La pensilina non serve per ripararsi dal sole, moriamo di caldo, ci alziamo, cerchiamo anche noi rifugio nell’ombra dietro la pensilina dove giunte altre persone. Chiedo, una ragazza: questa sgrana gli occhi (ahia, qua marca male!). Un homo si intromette nella discussione e mi dice che no, non devo prendere l’autobus lì ma devo prendere un taxi.

Ringrazio e me ne vado.  Io e Michele entriamo nella Medina.

-Miki, dobbiamo andare sempre dritti. Miki c’è una casa, giriamo a sinistra poi rigorismo a destra e continuiamo dritti. Miki attento al fiumiciattolo di fogna, Miki non mettere i piedi nella pozza di sangue.

– Mamma mi toccano i capelli, mamma la signora mi ha tirato il gomito nel collo, mamma aspetta.

-Miki non tirarmi giù i pantaloni che ci arrestano.

-Mamma! Aspettami.

-Attaccati alla camicia, ma quella non è la porta da cui siamo entrati?

-Perché non ci compriamo una bussola, mamma?

-Sai che ti dico Michele, oggi non andiamo a scuola.

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