Giochi di carta.

giochi di carta

Flotta navale verso l’isola dei vulcani

-Scuola.

Da quel che posso capire i tunisini, o almeno gli Sfaxiani, concepiscono i bambini come dei piccoli adulti: devono essere ubbidienti e silenziosi. Iniziano la pre-scuola a tre anni ricalcando i disegni con la biro o unendo i trattini. Il disegno libero è bandito e l’unica forma di disegno è colorare dei fogli pre-stampati (ma con colori appropriati: grande litigio di Michele con una maestra di ieri è stato sul colore del sole, questa pretendeva che il sole fosse giallo mentre Michele lo voleva rosso. Dopo aver ascoltato entrambi ho spiegato alla maestra che Michele intendeva un sole al tramonto,  ha alzato le spalle e Michele ha concluso che la maestra dice le bugie.)

Le lezioni di aerobica sono accompagnate da musica assordante e messa a volumi esagerati, i bambini sono obbligati a compiere movimenti impossibili per la loro età ma ci provano comunque da bravi soldatini ubbidienti.

I cartoni animati sono presi da youtube con nessun controllo sulla qualità e l’innocenza dei contenuti (forse nelle versioni arabe non ci sono furboni che mettono scene di sangue nei cartoni per bambini? O forse le maestre non lo sanno?).

Delfini, padre e figlio

Squali, padre e figlio

Tutti i venerdì abbiamo i compiti a casa, il lunedì vengono corretti con la penna rossa. I bambini devono scrivere paginate di lettere con la biro in quadretti millimetrati, lettere arabe naturalmente. Michele si è rifiutato di imparare a scrivere in arabo prima che in italiano e quindi scriviamo da una parte le lettere in alfabeto romano e dall’altra in alfabeto arabo.

– Casa

Partiti dalla Turchia ci siamo ritrovati con due valigie piene di giochi di Michele e alcuni, come la bicicletta arancione di Declaton, li abbiamo regalati ad amici.

Questa volta  non dove succedere e abbiamo portato il minimo indispensabile: una scatola di lego piccoli, qualche pupazzo di piccole dimensioni, l’orsetto per la nanna, l’isola dei dinosauri dei Playmobile, 3 libri (Pomelo sta benone sotto il suo soffione, Pomelo innamorato e Pomelo si domanda), l’armatura e la spada da guerriero romano (dopotutto siamo nella patria di Cartagine), la spada laser di stars war, i soldatini, due giochi gonfiabili: il pallamondo, un pungiball e una scatola di pennarelli e una di acquarelli.

Bruco

Bruco…

Le prime settimane abbiamo disegnato squali e delfini da appendere in giro per casa. Un giorno Enrico è arrivato con degli A0 e abbiamo disegnato enormi bocche di squali piene di denti che si mangiavano coccodrilli o pesci. Ho comprato anche qualche adesivo da attaccare in camera sua.

Ogni volta che finisce una bottiglia di plastica, uno yogurt o un rotolo di carta igienica metto lo scarto pulito in un cestino in camera di Michele. Sono andata in una cartoleria e ho comprato forbici, colla e carte colorate. Ogni giorno costruiamo un piccolo gioco: aeroplani di carta, barchette di diversi colori e dimensioni, razzi, robot, uccelli, farfalle tricolori, bruchi e persino topi. A volte la costruzione è complessa a volte è solo della carta velina (quella con cui fasciano i vestiti qua alla lavanderia in fondo alla strada) arricciata e ci vuole tutta la fantasia di Michele per vederci un topo con tanto di coda. La cosa geniale è che tutti questi giochi grandi, che occupano tanto spazio e fanno della camera di Michele una vera cameretta, quando ce ne andremo rimarranno qua, a Sfax.

Enrico ha comprato delle belle federe con gli orsetti e gli elicotteri, ogni volta che Michele porta un disegno ( disegnato dalle maestre e colorato dai bambini e corretto dalle maestre) lo appendiamo alla porta.

In questi giorni stiamo ascoltando il “Giro del mondo in ottanta giorni” interpretato da Paolo Poli su Piccola radio, la radio on-line di radio3 dedicata ai più piccoli, e stiamo costruendo tutte le marionette della storia. Nel racconto Mister Fog è descritto con un enorme cappello ma Michele l’ha disegnato con un enorme pisello e fa anche la pipì. Ho ritagliato i disegni di Michele e li abbiamo attaccati con lo scotch a dei pezzi di bottiglie di plastica. Il teatro è il divano della sala scenografato con del tulle, il fondale è un asciugamano da mare blu che a volte cade in mezzo allo spettacolo.

Cerco di mitigare la durezza della scuola ma credo che stare qua a lungo non gli farà

...che diventa farfalla (tricolore)

…che diventa farfalla (tricolore)

bene. A volte non è neanche colpa della scuola ma nostra: qui i bambini devono essere indipendenti e responsabili e non chiedono il permesso per fare la pipì, non aspettano che la maestra gli tolga il maglione se fa caldo o gli allacci le scarpe.

Incredibilmente ci siamo trovati più vicini ai turchi che ai tunisini in fatto di educazione.

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