Vento

Soffia il vento, un vento forte che solleva la polvere gialla accumulata sui marciapiedi, un vento che fa volare i sacchetti neri, blu, bianchi; un vento che trasporta il fumo bianco dalla discarica dentro la città, fino a me, chiusa nel mio Taparura Immobile.

‘E una nebbia densa che parte da un punto davanti alla mia finestra, un punto affacciato sul mare (questa nube ha inghiottito tutto, anche le fiamme che divorano i rifiuti rilasciando i liquami in mare).

Il sole è alto e rende il fumo della discarica ancora più bianco e luminoso come le nuvole quando sei in aereo.

‘E una città di morte, un cimitero all’alba quando il sole sorge, asciuga l’erba tra le lapidi, la rugiada evapora.

Le mie lapidi sono i palazzi in costruzione o scrostati, le gru, i tetti puntellati di paraboliche.

Vento.

Il mare ora luccica distante, è uno specchio argenteo. La sagoma della montagna di solfiti, alta e squadrata, riemerge dal bianco.

Un gabbiano vola.

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