Il deserto

Douze

Douze

– Bismillah!  Bismillah! Bismillah! (Che poi in tunisino si dice Bismelleh!)

Michele canta legato al seggiolino, sedile dietro della jeep del nonno Sebastiano, accanto ad Enrico. Sgranocchiamo mandorle tostate e pistacchi salati.

-E poi Michi? Non fa solo Bismelleh, come va avanti?

-Bismelleh! Bismelleh!

Per provare la sua buona fede Michele canta a volume più alto ma il suo “atto di fede” non va avanti più dell’incipitt.

Sebastiano guarda la strada, passiamo la montagna di solfiti, stiamo andando verso sud: destinazione il deserto, il Sahara.

-Bismelleh! Bismelleh!

-Michele fa Corano tre volte a settimana a scuola e gli ho chiesto di imparare almeno l’atto di fede.

Sebastiano continua a guidare. Banchetti di frutta puntellano la strada come delle pietre miliari: in mezzo all’autostrada un uomo ogni 50/100 mt ha un’asse di legno sollevata da alcuni mattoni, sopra vi sono dei vasi di plastica neri ricolmi di frutta; dietro di loro campi. Non si vedono macchine, motorini, asini; come se questi uomini vivessero lì, ai bordi  della strada, ricoperti da mantelli jedi color grigio o marrone.

– Su Le Presse c’è scritto che il Sahara è battuto da bande armate di Al Qaida provenienti dalla Libia. Hanno ammazzato nove poliziotti ad agosto e sette il mese scorso.

-Bismelleh! Bismelleh!

La strada si divide in due carreggiate, una è chiusa per lavori. Sulla sinistra c’è il mare: nelle acque basse gli aironi rosa riposano su una zampa, il sole è alto; donne e uomini chini sul pelo dell’acqua, forse raccolgono ostriche.

-Quando un commando ceceno ha assaltato il teatro Dubrovka, si dice che i terroristi  abbiano rilasciato tutti coloro che conoscevano l’atto di fede islamico. Per questo ho chiesto a Michele di impararlo, potrebbe salvarci la vita.

Sebastiano non risponde, stiamo arrivando a Gezbe e venditori abusivi di benzina affollano i bordi dell’autostrada.

La benzina arriva di contrabbando dalla Libia, una tanica di plastica decollata è sostenuta da una raggiera di bacchetti di metallo, a coprirla un telo da cui esce un pezzo di tubo. Sono decine e gli uni vicino agli altri: forse Al Qaida non è il pericolo più grande che ci aspetta.

Douze.2013-11-24 14.06.25

Entro in un negozio che vende collane del deserto.

Io, Enrico e Michele siamo già pieni di sabbia, una sabbia fine, bianca come un talco che ci incipria il naso le guance ed entra nei vestiti.

Un ragazzo alto, con gli occhi contornati di kajal e un turbante blu a forma di disco volante, ci accoglie:

– Da dove venite?

-Da Sfax.

Ci guarda dubbioso.

– Mio marito lavora lì.

Aggiungo io.

-Ma lo sapete che Sfax puzza perché non ha i sifoni?

– I sifoni?

-Sì, né nei gabinetti né nei lavandini.

Ridiamo. So che non è vero, ho cercato di cambiare la guarnizione del lavandino della cucina settimana scorsa e il sifone c’era ( la guarnizione invece non sono riuscita a trovarla, o non hanno guarnizioni di ricambio o non hanno voluto venderle a me) ma mi fa ridere che persino qua, spersa nel deserto, un uomo vestito da UFO mi parli male degli Sfaxiani.

Oasi di Ksarghilane

Oasi di Ksarghilane

– Sono tirchi, avari, non sanno vivere…

E’ talmente preso dalla sua invettiva che non cerca di venderci nulla.

Sono arrivata qua pensando di trovare un deserto di plastica e rumenta e invece è tutto pulito, la gente non è ricca ma ti guarda dritto negli occhi e quelli occhi confermano quello che dicono, sillaba per sillaba (gli Sfaxiani una cosa dicono con gli occhi e un altra con la bocca).

Le strade, battute dai venti del deserto, sono protette da foglie di palma intrecciate, le oasi sono irrigate da complessi canali, ovunque mi giri c’è lavoro e cura dell’uomo. Non vedo donne in giro ma solo uomini velati per proteggersi dalla sabbia e dal vento.

– Ci disprezzano.

Mi dice un signore nell’oasi di Ksarghilane.

– Ci disprezzano perché viviamo nel deserto.

Un gruppo di ragazzi lombardi, inguainati in tute bianche e rosse, si alzano da un tavolino dietro di noi; ci salutano, riprendono il loro giro del deserto in moto.

Dromedaria e Dromedarino

Dromedaria e Dromedarino

Michele saluta i centauri e poi esplora la pozza d’acqua calda che sorge al centro dell’oasi. Sebastiano torna dopo essersi fatto rabboccare il serbatoio.

Attorno a noi sabbia: un mare statico che ondeggia.

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