La mamma di Siam

La mamma di Siam

‘E un’ombra nera

Sui muri bianchi dell’asilo

Nei disegni appesi in classe.

– Perché la mamma di Siam è fasciata?

– Per fare un regalo a Dio.

– Perché tu non sei fasciata, mamma?

– Perché Dio non esiste.

Sorride

E corre a giocare sulla banchina.

La Darsena risplende

Reti

Calamite a un euro

Bottiglie di birra sotto la passerella in teak.

La lezione di francese e i matrimoni

2013-11-26 12.41.10Lezione di conversazione in francese. Ci sono cinque ragazze e un ragazzo, tutti sui vent’anni. Le ragazze hanno nella mano sinistra un anello con brillanti e solitario e unghie smaltate. L’insegnante è velata e giovanissima.

– E’ pronta a buttarsi in una nuova avventura amorosa?

Mi chiede la professoressa; ha quell’atteggiamento, tipico delle adolescenti, di cercare di spiazzarti con domande a cazzo.

-Scusi, mi ero dimenticata che lei è sposata.

Si corregge e cambia domanda:

-Si sente più sotto l’autorità del padre o del marito?

-Scusi?

-Si sente più sotto l’autorità del padre o del marito?

Ripete pensando che io non capisca il francese.

-No, no, io non sono sotto l’autorità di nessuno.

Ecco, io ci ho provato a non farmi riconoscere come l’atea femminista quale sono ma a tutto c’è un limite.

Ancora ancora quando mi chiedono se sono mussulmana o se credo in Dio (me lo chiedono sempre e nei luoghi più disparati, tipo nell’hammam, in ascensore, mentre si cucina) ma io riesco ad uscirne con:

-Lo sai, sono italiana e in Italia sono tutti cattolici, come in Tunisia siete tutti mussulmani, e i giapponesi?

( lo ammetto questa è rubata).

E se proprio continuano e mi fanno esempi della cugina del fratello dello zio che abita in Francia ma è mussulmana (ma tunisina o sposata con un tunisino) concludo con un classico:

-Siamo tutti figli di Abramo. Dio è l’unico e il misericordioso.

Che zittisce anche gli animi più curiosi, non per niente vengo da 13 anni di scuola cattolica, suor Maria Teresa docet.

Ma difronte a queste madonnine ho un misto di pena, incazzo e senso di claustrofobia. Queste ragazze sono velate, con nappine e perline che cadono sulle spalle e sulla fronte e, spesso, capelli raccolti che creano una bella testa a punta da cui far scendere mollemente le stoffe colorate.

Sono ricoperte di brillanti e d’oro prima del matrimonio e segregate in casa subito dopo. Povere madonnine ma il loro problema non è il Corano o l’Islam, no, più ci parlo più ne sono certa il loro problema non è quello che hanno ma quello che non hanno, ovvero il Femminismo.

Una bella donna di nome Aurea mi diceva che lei ha fatto il femminismo per tutti, sia per le donne che per gli uomini e ha ragione.

Sposa tunisina

Sposa tunisina

La vita di un uomo tipo: a un certo punto vuole sposarsi, ci sono varie teorie sul fatto se gli uomini tunisini facciano sesso abitualmente prima del matrimonio, Enrico e suo padre sostengono di si, che dei tunisini gli abbiano detto che si fa, anzi sembra che anche durante il matrimonio ci sia un giro di amanti e relazioni incredibili, io non ci credo, sono tutti Rocco Sigfredi a parole un certo tipo di uomini (così come d’altra parte sono tutte santa Maria Goretti un certo tipo di donne). In ogni caso per sposarsi un uomo deve letteralmente ricoprire d’oro uno donna: regalargli anelli con solitario per il fidanzamento, anelli tutti uguali il cui pregio è solo una grossa pietra luccicante; comprare la casa, i mobili, pagare tre o quattro feste per il matrimonio con tre o quattro sale, quattro vestiti, tre o quattro rinfreschi e infine mantenerla a vita. Non che lei lo voglia sempre ma se un uomo manda una donna a lavorare alla fin fine che uomo è? Tutto questo per trovarsi una donna in casa frustrata, incazzata e perennemente sola; quando tornano a casa sono assaliti perché sono tornati tardi, perché non hanno comprato il pane, perché non ci sono abbastanza soldi, perché i bambini piangono, perché la suocera le ha chiamate o non le ha chiamate, perché sono sole! Non so, ma credo che se fossi un uomo sarei femminista, ok, magari non posso più sbattere i pugni sul tavolo e dire -Zitta femmina in cucina!- ma magari mi trovo una compagna.

Eccole qui le mie madonnine che si toccano i veli beige o azzurri, appuntati con gli spilli così che non esca un centimetro di pelle; ci sono anche delle ragazze non velate che sembrano immancabilmente più sciatte con quei capelli un po’ scompigliati dal vento, le facce non ben incorniciate. A differenza della Turchia qua le donne velate non hanno dei vestiti squadrati, un po’ da divisa militare, dai colori scuri con inserti in metallo; no, qui in Tunisia i vestiti delle donne sono molto più morbidi, colorati e se c’è del metallo è eccessivo, un punk fuori posto, delle madonnine punk con le scarpe con le punte o con le punte sulle spalline anni ottanta.

Le mie compagne ridono, switchano dal francese all’arabo, la professoressa racconta delle storielle che però fanno ridere solo se raccontate in arabo. Tutti ridono io no. Provano a spiegarmene una: parla di quando la professoressa faceva il liceo e scriveva canzoni d’amore per le compagne, a un certo punto una era stata lasciata e allora lei ha scritto una canzone per consolare l’amica il cui ritornello faceva: “è solo un uomo, non era l’uomo per te”. Il professore del liceo la scopre, legge la canzone e sospende la professoressa da scuola.

-Ha avuto ragione.

Ribadisce la professoressa e ripete il ritornello in arabo e tutti a ridere: ma che cazzo ridono?

Solo la mia compagna di banco, laureanda in biologia con grosso brillante al dito, mi rivolge qualche volta la parola. In ogni caso una noia mortale.

300px-La_donna_velata_v2Il tutto condito da un dubbio: Io sono per la tolleranza e mi incazzo quando mi dicono che il problema è l’Islam, l’Islam è un problema in quanto è una religione, esattamente come il cristianesimo. Ma allora cosa ci differenzia? Perché qua mi sento discriminata e in trappola? Per l’assenza del pensiero illuminista? Laico? Per l’assenza del femminismo? Per l’assenza del rinascimento?

Quando si inizia a tirare in ballo il rinascimento bisogna smettere di scrivere. Mi rituffo nella mia noia, cullata dalla voce indisponente della prof.