Via a Calata Gadda- Il giorno dopo le elezioni

Non capita forse a tutti di poter camminare su strade inesplorate. Genova è una città che nasconde, certo, ma  anche io ho una certa propensione a prendere strade conosciute, a voler rivedere gli stessi palazzi, le stesse mattonelle. Oggi, arrivata allo slargo che c’è costeggiati i magazzini del cotone, invece di tornare indietro come al solito, ho continuato per quella strada carrabile. In trentaquattro anni non l’avevo mai fatto. C’è una strada a due corsie che è contenuta da un lato dalle mura arancioni e vetro dei magazzini e dall’altro da un cancello grigio con lampioni bianchi. Oltre capannoni con scale anti incendio e parcheggi. Una sbarra gialla a metà della strada ne regola le entrate motorizzate. In fondo alla strada, da un lato le  mura di Genova, dall’altro una mastodontica Costa Crociera che galleggia nel porto. Il cielo è terso, screziato di bianco, il vento gelido secca le labbra.  Stiamo percorrendo strade sconosciute ma non bisogna avere paura, questa, per esempio, non è una bella strada ma è ottima per pattinare e, avendo i patini ai piedi, è un gran fortuna.

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22 febbraio – A casa

Valentina di Enrico Olia- Olio su telaSono a casa, ho il raffreddore. Quello vero, quello che ha sterminato gli indiani d’America.

Sono sdraiata nel mio lettone rosso, davanti a me una porta finestra sospesa nella parete color carne. L’azzurro del cielo, qualche gabbiano che passa. Il sole illumina il quadro della Valentina, colori tenui, esclusi capezzoli e labbra. Nel collo ha una pennellata tendente al verde, sembra una ferita o una vagina.

La luce del sole continua il suo percorso lungo la parete di destra, ora illumina le camicie di Enrico appese nell’armadio aperto.

Oggi è il giorno del teatrogiornale , i mei appuntamenti per distrarmi da me stessa: scrivere per i miei blog, scrivere per oli, dare lezioni di italiano a bimbi stranieri delle elementari, ora progettare un laboratorio per bimbi non madrelingua italiani dai 3 ai 5 anni, organizzare un testo per il forum antirazzista. Vorrei iscrivermi al corso a Roma sul glottodrama ma non so a cosa possa servire se perfino le  università hanno come unico fine far guadagnare i professori universitari. Medagliette da appendere ai muri ne ho fin troppe.

Il sole sta scivolando su me.

Buoni propositi e cattive sensazioni

Questo è il post numero100 e da un anno che scrivo questo blog.

Nel frattempo ho cambiato continente, sono tornata in Italia, si sono infrante delle speranze e non se ne sono aperte delle altre.

Pomelo di Ramona Badescu

Il nostro vivere è quasi più dettato dallo stato d’animo che dalla realtà, il simbolo è il più vero tra le cose del mondo.

Sono rientrata in Italia, tutti sono felici, Michele senz’altro, tranne me.

Vivo in una città bellissima, tra chi amo, tra mare e sole, nella mia casa. Ma sono infelice.

Sono infelice perché mi sembra inutile tutto ciò che faccio, sono infelice perché mi sembra che nessuno sia interessato al mio lavoro e a quello che io potrei fare, sono infelice perché mi sento ingabbiata in una mancanza di possibilità.

Non ho sogni né scopi, ondeggio alla deriva di una vita apparentemente felice.

A volte mi viene da piangere a pensare a quanto è bello il centro storico, a quanto è bella la mia famiglia, posso scrivere e leggere, mangiare pesce tutti i giorni e pattinare al porto antico, andare in biblioteca con mio figlio, leggere “Pomelo” e Tolstoji. Ma non mi basta. Vorrei costruire qualcosa, vorrei non aver paura del futuro e sento che in questo paese, l’Italia, non è possibile. O almeno io non lo credo possibile, non ci credo più.

Domenica e Lunedì ci sono le elezioni, voterò Movimento 5 stelle, voglio sperare. Vorrei sperare. Almeno voglio vedere tutti quelli che si sono venduti la mia speranza avere paura.

E poi voglio andarmene, voglio vedere me stessa fuori dall’Italia, fuori dall’Europa.